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Chi era Antonio Gamberi

Chi era Antonio Gamberi

Antonio Gamberi nacque a Grosseto il 16.5.1864 da Gaetano e Carolina Scaranelli.
Trascorsa l'infanzia a Tatti, ove frequentò la seconda elementare entrò giovanissimo in miniera. La pesante condizione del minatore e dall'altro la miseria della vita nel paese di Tatti, spinsero il Gamberi- come del resto gli altri addetti alla miniera di Ribolla - alla ricerca di un ideale che superasse gli angusti ambiti del mutualismo o i miti del repubblicanesimo, per affermare la possibilità di riscatto sociale.
Questa ricerca, in cui confluirono con tutta probabilità istanze di matrice libertaria accanto ad altre derivate dal repubblicanesimo sociale, nonché una naturale indole ribellistica, lo rese, agli occhi dell'autorità tutoria, un"elemento pericoloso" tanto che, durante il 1890 egli fu tratto in arresto e denunciato per istigazione a delinquere. Prosciolto in sede istruttoria venne compiendo, negli anni immediatamente successivi, un importante precisazione del proprio pensiero dovuta al contatto con Goffredo Jermini.
Abbracciato il socialismo, Gamberi, lo stesso Jermini e altri operai convertitisi da poco al socialismo fondarono a Tatti nel 1984 il primo circolo della maremma aderente al P.S.I.
Per Gamberi l'ultimo decennio del secolo XIX rappresentò un periodo fondamentale della propria vita; periodo cui non solo venne aderendo al socialismo, ma si impegnò anche nella organizzazione operaia per riaprirsi infine, dopo la repressione di fine secolo a nuovi dubbi sul futuro del movimento operaio.
Infatti , fondato il circolo socialista, Gamberi svolse conferenze private ai minatori,cosicchè divenne presto nella zone un punto di riferimento e di smistamento per molta stampa socialista.Ripresi gli studi -anche se non aveva mai smesso di leggere e di documentarsi- in breve tempo fu in grado di scrivere corrispondenze sia per il settimanale repubblicano maremmano "L'Etruria Nuova" sia per "La Martinella" organo della Federazione Socialista toscana.
In alcuni di questi articoli apparsi su "La Martinella" alla fine del 1895, fece balenare l'idea di costruire una Camera del Lavoro a Massa Marittima.Tra i promotori e i sostenitori di questa-specie nella sezione aperta a Tatti- Gamberi fu nuovamente colpito dalla repressione: arrestato il 14 dicembre 1895 e proposto per il domicilio coatto,venne poco dopo rimesso in libertà perché la Commissione d'Appello non trovò i motivi necessari per l'esecuzione della proposta.
Ripresa con più fervore l'attività militante Gamberi, che alternava nelle poche ore lasciate libere dal lavoro lo studio e la propaganda, fu profondamente scosso dalla repressione di fine secolo.Sostenuto fino a quel momento dalla certezza di una lineare evoluzione dei destini del movimento operaio, egli iniziò a vivere il drammatico dubbio che il corpo teorico del socialismo non fosse più sufficiente a comprendere la realtà e i bisogni dell'uomo. Uscì allora di miniera (per vivere fece il rilegatore di libri) e ritiratosi in un cascinale nella campagna di Roccatederighi, espresse a tutti i suoi compagni il proposito di riprendere l'attività politica solo dopo aver chiarito con lo studio e la riflessione i suoi dubbi. Per questo non partecipò all'esperimento della Federazione Minatori, pur continuando a mantenere i contatti con gli attivisti, a leggere molta stampa e a far conferenze anticlericali. Con tutta probabilità egli visse intensamente la battaglia tra le correnti interne al P.S.I. (anche se questi anni sono meno documentati a causa dell'assenza di suoi scritti sui giornali) maturando però atteggiamenti libertari. Dal resto tali atteggiamenti ben si attagliano all'immagine all'immagine che del Gamberi è tramandata nel paese di Roccatederighi, come di un uomo dalla voce possente,trascinatore di folle,carattere inquieto e atteggiamento anarchicheggiante.
Ancora in questo periodo Gamberi precisa il suo amore per la poesia riprendendo una tradizione maremmana molto radicata:il tipico modulo"contrasto". Ma mentre nei più questo restava una pratica scherzosa o drammatica egli (ma non solo) cercò di compiere vere opere di impegno sociale con l'uso della rima. Durante il 1907, in un periodo cioè di forti lotte operaie e contadine spesso promosse dai sindacalisti rivoluzionari, Gamberi riprese la propria attività di agitatore spronano i minatori del bacino,ma anche quelli del monte Amiata, alla ripresa della lotta e degli scioperi.
Non fu in grado però di vedere i frutti del proprio lavoro perché condannato (definitivamente nell'ottobre 1907) a 12 mesi di reclusione e a 1300 lire di multa per diffamazione, fu così costretto a riparare, per evitare la pena, prima in Svizzera, a Lugano e poi in Francia a Jouef iniziando un lungo periodo di esilio. Per motivi di salutare Gamberi dovette ben presto abbandonare il lavoro di minatore svolto nei primi tempi di esule per vivere si dedicò allora all'attività di pubblicista e alla vendita di giornali e riviste italiane ("il Secolo"e"L'Asino"). Tra gli ambienti dell'emigrazione svolse attività di propaganda e continuò a pubblicare opuscoli e libri di poesie caratterizzati da un deciso impegno sociale.
Certamente questo periodo servì al Gamberi per sprovincializzare il proprio pensiero mantenendo contatti con uomini ed ambienti che contribuirono a precisare il suo impegno libertario.
Nel gennaio 1915 la sentenza di condanna veniva sospesa dalle autorità italiane a condizione che per 5 anni egli non commettesse alcun reato. Rientrato in Italia già nei primi mesi del 1915 riprese ad interessarsi dei minatori, diventando nel maggio segretario dell'appena costituita Federazione Provinciale dei Minatori. Ma ancora una volta con lo scoppio della guerra e gli non ebbe modo di portare a termine l'impegno ricevuto.
Nel dopoguerra Gamberi continuò l'attività di propaganda e di organizzazione militando ancora nel P.S.I. pur su posizioni del tutto personali. Non sappiamo come visse la scissione del movimento socialista 1921, ma da fonti di polizia il suo atteggiamento sembrerebbe "unitario" lontano dalle posizioni di Turati ma anche dai più decisi e chiusi propositi bordighisti.
Nuovamente colpito dalla repressione, questa volta fascista, riprese nel 1923 la strada dell'esilio.
Espatriato clandestinamente in Francia visse dell'attività di pubblicista, di venditore di stampa italiana ("L'Unità","La Riscossa") e della vendita dei suoi libri.
Nei primi anni del nuovo esilio sembrerebbe avvicinarsi al movimento comunista per poi allontanarsene-forse a seguito della "svolta"della III Internazionale- alla fine degli anni '20.
In contatto con i massimalisti (fu più volte denunciata la sua presenza accanto a Nenni in conferenze contro il regime) Gamberi riceveva da questi almeno a detta di fonti "confidenziali" della polizia italiana-sostegni finanziari. Collaboratore dell'"Avanti!" ed esponente della "Concentrazione Antifascista" Gamberi era sottoposto fa tempo a costante repressione.
Nel 1926 fu espulso dal Lussemburgo perché sorpreso a preparare la diffusione clandestina in Italia dei suoi ultimi volumi di poesie violentemente ostili al fascismo. Ancora nel 1926 fu sottoposto a decreto di espulsione dalla Prefettura di Nancy per propaganda sovversiva, decreto poi revocato per un'energica protesta dei deputati social-comunisti e dei membri della L.I.D.U.
Nel 1928 fu accusato (poi prosciolto) di essere il mandate dell'assassinio del prete Cesare Caravadossi da parte dell'anarchico Angelo Barolomei di Scarlino, anch'esso fuoriuscito.
Nel 1929 Gamberi si trasferì in Belgio ad Haine Pierre (Charleroi) perché la sua posizione in Francia si era fatta insostenibile; nel 1931 è a Barcellona , poi nuovamente in Belgio. Qui oltre a militare nella "Concentrazione Antifascista" divenne intimo amico (almeno così sostiene una relazione del Consolato italiano al Ministero degli Interni) di Alceste De Ambris con cui collabora alla cura della L.I.D.U.
Nel 1936 Gamberi fu fervente sostenitore del Fronte Popolare Spagnolo per il quale cercò di arruolare numerosi giovani italiani emigrati.
Nel 1938 la polizia italiana è informata che il suo indirizzo è tra quelli che ricevono pacchi di propaganda da parte del movimento"Giustizia e Libertà". Ma dalla tragica conclusione della guerra civile spagnola la sua sempre forte componente libertaria sembra prevalere progressivamente su ogni altra scelta politica.
Negli ultimi anni di vita mantiene infatti contatti praticamente solo con anarchici europei e argentini, scrivendo in alcuni giornali articoli con lo pseudonimo di "Lucifero".
Le sue condizioni economiche sono, alla fine degli anni '30, di profonda indigenza: Gamberi sopravvive con la vendita di opuscoletti quali LA FINE DELL'ANARCHISMO - CONTRO LA GUERRA - CONTRO LA PACE - PER LA RIVOLUZIONE SOCIALE, stampati a Nuova York.
Con l'inizio degli anni '40 la polizia italiana cessa di ricevere sue notizie da parte delle "fonti" estere; non risulta che egli tornasse dopo la liberazione nel grossetano e se ne può forse arguire che Gamberi cessasse di vivere in quegli stessi anni.

Un ricordo
La prima volta che ho "conosciuto" Antonio Gamberi è stato su un giornaletto toscano, La Martinella, uno dei tanti giornali che tra ottocento e novecento propagandavano il verbo socialista; Gamberi firmava una corrispondenza da Roccatederighi in cui raccontava degli sforzi degli uomini di lì, di formarsi e lottare contro l'ignoranza e contro la miseria.
Continuando a ricercare nella stampa di fine secolo ho incontrato molti altri scritti di Antonio Gamberi e, piano piano, mi sono fatto un' idea del suo pensiero e della sua vita. Altre decisive informazioni, e con un'ottica del tutto diversa, le ho apprese studiando le carte redatte dalle varie polizie e presenti nel suo fascicolo personale al Casellario Politico Centrale all'Archivo di Stato di Roma.
Dalle nebbie del passato è emersa la chiara, forte, forse ingenua, personalità di un uomo nato da minatori e minatore lui stesso della miniera di Ribolla. Gamberi inizia a lavorare giovanissimo, non può quindi che frequentare solo due anni della scuola elementare e vive duramente del suo lavoro.
Antonio Gamberi continua studiare da autodidatta e, nella sezione socialista di Tatti (Massa Marittima) insegna a leggere e scrivere ai suoi compagni, perché quella di saper leggere e scrivere era, sul finire dell'ottocento, una condizione indispensabile per poter votare, ma trova nello studio e nella cultura molto di più di uno strumento politico, vi trova il riscatto dall'ignoranza, il riscatto dalla sudditanza alle classi dirigenti colte e ricche.
Solo quel riscatto, a suo modo di vedere, avrebbe permesso a lui e ai suoi compagni minatori di dar vita ad una società come egli spesso diceva "di giusti e di eguali". Gamberi si istruisce, esce dalla miniera, scrive, pubblica volumi, diventa pubblicista. Gamberi fa della conoscenza e della cultura lo strumento per modificare un destino che a tutti sembrava inevitabile.
Ecco perché ho proposto che la nostra biblioteca comunale fosse intitolata a lui, ad Antonio Gamberi, un figlio della nostra terra che ha trovato nei libri il senso vero della sua vita.

FABRIZIO BOLDRINI


Opere edite


Calata dei congregazionisti
, Grosseto, Tipografia Etruria, 1907 (pp. 14)
Il conciliabolo, il prete: versi per Antonio Gamberi (minatore)
, Firenze, Vallecchi, 1909 (pp. 15)
Ultime battaglie: poesie (con prefazione)
, Firenze, Vallecchi, 1913 (pp. 223)
Battaglie sovversive (poesie)
, Firenze, Polli, 1920 (pp. 304)
Battaglie antifasciste: poesie (con prefazione)
, Parigi, Morelli, 1926 (pp. 264)
Rime sparse
, [1932]
Epopea spagnuola
, [Parigi], Sidney Pro Spagna Rivoluzionaria, 1937 (pp. 16)

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