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Il Museo

Interno del museo

L' alfabeto del museo

Il Museo costituisce una "voce" della cultura e della ricerca locale e di settore, esponendo, ad esempio, originali o copie di materiali documentari così come tenendo conto dei contributi informativi frutto di interviste e/o patrimoni fotografici privati.
I modi di comunicazione adottati sono quelli tipici della natura originaria del museo occidentale: una "camera delle meraviglie" che informa e divulga tramite la curiosità, il fascino, l'evocazione. Giocate a diverso livello.
Il visitatore non è uno studente e il territorio non è un' aula: la correttezza delle informazioni non deve trasformare lo spazio museale in saggio specialistico ma rendersi utile restando sullo sfondo. Sempre tra l'altro nella evidente consapevolezza, solo apparentemente banale, secondo cui la visita di un museo consiste nel "deambulare guardando": rendendo dunque assolutamente principali i codici di comunicazione visivi e sensoriali. E al contrario secondari quelli caratteristici della lettura e della riflessione ambientabili nella postura seduta della scrivania o della poltrona. Il loro recupero è previsto in apposite "stazioni di sosta" dove appunto sia possibile consultare, leggere e vedere nella logica dell'approfondimento individuale.
Il far vedere oltre, come disvelamento delle apparenze ma anche come occasione per arricchire il repertorio delle angolazioni percettive, costituisce uno degli obiettivi del percorso museale. Determinante, in questa direzione, il ruolo dell' interattività, che induce il visitatore a una presenza non meramente passiva. Di ascolto. E' al contrario tramite la sollecitazione individuale e anche sensoriale che meglio possono transitare i messaggi museali.
Pervasiva, nella nostra concezione, la scelta di un difficile equilibrio tra elementi di realismo e di astrazione. Ambienti e temi vengono rappresentati in particolare per "segni" pertinenti, non tramite una peraltro e per più versi problematica "ricostruzione integrale". Non diversamente complesso appare il bilanciamento ricercato tra la natura e la forza eterogenea dei linguaggi adottati.
Nel percorso di visita si tratta infatti di prevedere gerarchie e composizioni di livelli e di attenzioni: come in un racconto devono esserci punti salienti e altri non necessariamente e sempre da seguire secondo una stessa linea di fruizione. Elementi "attrattori" e di contorno: anche perché il "senso" di visita è suggerito ma non obbligato.La centralità della comunicazione vìsiva, coerentemente alle precedenti considerazioni, determina che nella concretezza dell'allestimento vengono impiegati:

Strutture espositive: non esercitano il ruolo di contenitori inconsapevoli. La loro forma, e materia, è fortemente pertinente e dialogante con gli oggetti e le altre informazioni collocate al loro "interno".

Oggetti: testimoni, soprattutto ma non esclusivamente, della sfera ergologica. Sia nella parziale ricostruzione di ambiente come anche nella forma della citazione isolata. Almeno esemplificativamente, inoltre, dell'oggetto viene esplicitato il suo valore estetico e di appartenenza e storia individuale: per integrarne il ruolo documentativo-collettivo.

Testi: sia di tipo didascalico-esplicativo (anche in forma di tabelle, istogrammi etc.) che evocativo. Sempre molto brevi e non sempre immediatamente visibili (cassetti da aprire, pannelli da ruotare, etc.). Ruolo che va dall'informazione all'arredo grafico- viene assegnato a documenti storici: in riproduzione e, se del caso, anche in originale (dai "pezzi" d'archivio ai manifesti).

Suoni: a brani mixati dì musica strumentale è assegnata la funzione di costruire "fondali" di atmosfera. Sono previsti inoltre altri momenti di informazione sonora (ugualmente costituiti da brani di fonte orale) azionabili solo su richiesta: tra questi, alcuni corrispondono a brani di interviste e performances poetiche e canore espresse dalla cultura locale. In altri casi invece la voce narrante, chiamata in causa per brani di porsa e poesia culta, corrisponde a standard professionali. Tra lo speaker e l'attore.

Immagini: statiche e dinamiche. Sequenze dì diapositive consentono, soprattutto, di rappresentare serialità e pluralità tipologica. Il formato delle gigantografie garantisce suggestione e/o informazione di scala ampia. Foto aeree sono previste per alcuni casi di conte stualizzazione ambientale e storica. Con la dimensione video si rende possibile esprimere situazioni dinamiche (dal lavoro al rito alla cerimonia) -e concetti altrimenti invisibili. Al piano della informazione storica rimandano le riproduzioni di cartografia d'epoca (mappe, cabrei etc.). Particolare presenza e portanza di significato è attribuita a riproduzioni di opere d'arte: per la loro preterintenzionale capacità di "testimoniare" usi e forme ma soprattutto come traduzione della dimensione simbolica legata al vino e all'uva.

Luci: nella gamma delle loro varianti (intensità, diffusione, direzione, quantità) può- essere utilizzata come sintassi e grammatica comunicativa. La sintassi potrebbe delimitare e differenziare ambiti specifici, la grammatica serve -a identificare, distinguendole, tipologie diverse di funzioni allestitive.


Gli spazi del Museo

Così la successione di temi:

1. Reception

2. Mappa delle strade del vino in Toscana con focalizzazione di quelle del Monteregio

3. Diaporama relativo alle "Strade del vino" del Monteregio con montaggio di immagini di edifici di fattorie, cantini, etichette bottiglie, emergenze storico-artistiche come anche demoantropologiche.

4. Attestazione dei "tempi lunghi" della presenza dell' attività vitivinicola nel territorio

5. I caratteri del Monteregio

6. Tecniche e strumenti di lavoro in vigna: durante le stagioni dell' anno e con specifica attenzione alle varianti d' area di "nomi e cose".
Contenuto: 4 set, ognuno riferito ad una stagione, con grafica ispirata all' almanacco contadino, attrezzi di lavoro, proverbi, schegge di fonti orali, scritte e/o audio

Inverno: vanga, pala, piccone, zappa, sabbia, ubbidiente, gruccia -per interrare i maglioli, fognatura in sassi, forbici per potare.

Primavera: zappa, ubbidiente, forbici per potare, coltetto da innesto e due tipi di innesto (a spacco e a succhio), rafia, pece in bussolattoa su brace.


Estate: zappa, ubbidiente, so foratricì diverse, conca o botte da ramata con granata, sacchetto di tela, solfato di rame, latte di calce.

Autunno: zappa, ubbidiente, forbici, canestri , scalette, bigonci, ammostatoio


Inverno
Scassa profondo e alle botti metti il fondo
Chi pota di gennaio pota al grappolaio
Ramo corto vendemmia lunga


Primavera
Chi nel marzo non pota la sua vigna perde la vendemmia
Tutto maggio, si lega la vite Se il maggio non è assai lungo se ne lega anche di giugno
Se piove per San Vito il vino se n'è ito


Estate
Il caldo fa il vino e lo disfa
Chi vuole molto mosto zappi la vigna d'agosto
Agosto ci matura il grano e il mosto
Scopri l'uva contadino se da quella vuoi buon vino

Autunno
Di settembre l'Uva rende e il fico pende
A ottobre il vino è nelle doghe
A San Martino ogni mosto è vino

6. Video che ricostruisce, spiegandolo succintamente, l'itinerario appena percorso direttamente "lungo gli oggetti".


7. La cantina: la trasformazione del mosto in vìno, descritta e rappresentata sia in termini tecnici che metaforici. Non solo vino: anche i vari altri prodotti, diversamente alcolici, che la cultura contadina ricavava dalla spremitura dei grappoli. La varietà morfologica delle cantine del territorio.


8. Biblioteca antologica di curiosità enologìche.


9. Il rapporto del vino con il cibo, in termini assolutì e con particolare attenzione verso le soluzioni gastronomiche locali.
Al centro un tavolo su cui sono fissati piatti con nomi di ricette: sul retro, ruotando, sono riportate le ricette e altre informazioni aneddotiche, storiche ed etimologiche.


10. Spazio di approfondimento individuale.
Contenuto:
o tavolo con sedie
o 1 PC con anche applicazioni ipertestuali o 1 lettore cassette video
o 1 lettore cassette audio
o scaffale con riviste e test

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