Antonio Gamberi
Poesie per un "liberato mondo" : antologia / Antonio Gamberi
; a cura di Franco Bertolucci e Daniele Ronco. - Pisa : BFS, 2004. - 207
p., [8] c. di tav. : ill. ; 22 cm. - (Biblioteca di cultura storica ;
27)
copertina libro
(jpg)
saggio di Franco Bertolucci (pdf)
saggio di Daniele Ronco (pdf)
poesie di Antonio Gamberi (pdf)
I testi sono liberamente scaricabili per scopi non commerciali,
a patto che sia sempre citata la fonte
Si ringrazia la
Biblioteca Franco Serantini di Pisa per la disponibilità
Presentazione del libro a RIBOLLA (GR), Centro Civico
(ex Cinema), sabato 4 dicembre 2004 alle ore 16,30.
Sono intervenuti Elena
GIUSTI , Università di Firenze, e i curatori del volume
Franco BERTOLUCCI e Daniele RONCO (Biblioteca Franco Serantini)
Ha introdotto Fabrizio BOLDRINI, Comune di Roccastrada
locandina
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foto
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Presentazione effettuata anche a Roccatederighi e alla Biblioteca comunale
di Castelnuovo Val di Cecina
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Al poeta minatore socialista Antonio Gamberi, vissuto a cavallo
tra '800 e '900, è stata intitolata la nostra biblioteca.
Chi fosse al corrente di informazioni o pubblicazioni di Gamberi
può contattarci ai recapiti della biblioteca.
Intanto forniamo una biografia del poeta, lista delle opere edite
e una riproduzione digitale delle copertine di alcuni suoi libri.
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Biografia
ANTONIO GAMBERI nacque a Grosseto il 16.5.1864 da Gaetano e Carolina
Scaranelli.
Trascorsa l'infanzia a Tatti, ove frequentò la seconda elementare
entrò giovanissimo in miniera. La pesante condizione del minatore
e dall'altro la miseria della vita nel paese di Tatti, spinsero il Gamberi-
come del resto gli altri addetti alla miniera di Ribolla - alla ricerca
di un ideale che superasse gli angusti ambiti del mutualismo o i miti
del repubblicanesimo, per affermare la possibilità di riscatto
sociale.
Questa ricerca, in cui confluirono con tutta probabilità istanze
di matrice libertaria accanto ad altre derivate dal repubblicanesimo
sociale, nonché una naturale indole ribellistica, lo rese, agli
occhi dell'autorità tutoria, un"elemento pericoloso"
tanto che, durante il 1890 egli fu tratto in arresto e denunciato per
istigazione a delinquere. Prosciolto in sede istruttoria venne compiendo,
negli anni immediatamente successivi, un importante precisazione del
proprio pensiero dovuta al contatto con Goffredo Jermini.
Abbracciato il socialismo, Gamberi, lo stesso Jermini e altri operai
convertitisi da poco al socialismo fondarono a Tatti nel 1984 il primo
circolo della maremma aderente al P.S.I.
Per Gamberi l'ultimo decennio del secolo XIX rappresentò un periodo
fondamentale della propria vita; periodo cui non solo venne aderendo
al socialismo, ma si impegnò anche nella organizzazione operaia
per riaprirsi infine, dopo la repressione di fine secolo a nuovi dubbi
sul futuro del movimento operaio.
Infatti , fondato il circolo socialista, Gamberi svolse conferenze private
ai minatori,cosicchè divenne presto nella zone un punto di riferimento
e di smistamento per molta stampa socialista.Ripresi gli studi -anche
se non aveva mai smesso di leggere e di documentarsi- in breve tempo
fu in grado di scrivere corrispondenze sia per il settimanale repubblicano
maremmano "L'Etruria Nuova" sia per "La Martinella"
organo della Federazione Socialista toscana.
In alcuni di questi articoli apparsi su "La Martinella" alla
fine del 1895, fece balenare l'idea di costruire una Camera del Lavoro
a Massa Marittima.Tra i promotori e i sostenitori di questa-specie nella
sezione aperta a Tatti- Gamberi fu nuovamente colpito dalla repressione:
arrestato il 14 dicembre 1895 e proposto per il domicilio coatto,venne
poco dopo rimesso in libertà perché la Commissione d'Appello
non trovò i motivi necessari per l'esecuzione della proposta.
Ripresa con più fervore l'attività militante Gamberi,
che alternava nelle poche ore lasciate libere dal lavoro lo studio e
la propaganda, fu profondamente scosso dalla repressione di fine secolo.Sostenuto
fino a quel momento dalla certezza di una lineare evoluzione dei destini
del movimento operaio, egli iniziò a vivere il drammatico dubbio
che il corpo teorico del socialismo non fosse più sufficiente
a comprendere la realtà e i bisogni dell'uomo. Uscì allora
di miniera (per vivere fece il rilegatore di libri) e ritiratosi in
un cascinale nella campagna di Roccatederighi, espresse a tutti i suoi
compagni il proposito di riprendere l'attività politica solo
dopo aver chiarito con lo studio e la riflessione i suoi dubbi. Per
questo non partecipò all'esperimento della Federazione Minatori,
pur continuando a mantenere i contatti con gli attivisti, a leggere
molta stampa e a far conferenze anticlericali. Con tutta probabilità
egli visse intensamente la battaglia tra le correnti interne al P.S.I.
(anche se questi anni sono meno documentati a causa dell'assenza di
suoi scritti sui giornali) maturando però atteggiamenti libertari.
Dal resto tali atteggiamenti ben si attagliano all'immagine all'immagine
che del Gamberi è tramandata nel paese di Roccatederighi, come
di un uomo dalla voce possente,trascinatore di folle,carattere inquieto
e atteggiamento anarchicheggiante.
Ancora in questo periodo Gamberi precisa il suo amore per la poesia
riprendendo una tradizione maremmana molto radicata:il tipico modulo"contrasto".
Ma mentre nei più questo restava una pratica scherzosa o drammatica
egli (ma non solo) cercò di compiere vere opere di impegno sociale
con l'uso della rima. Durante il 1907, in un periodo cioè di
forti lotte operaie e contadine spesso promosse dai sindacalisti rivoluzionari,
Gamberi riprese la propria attività di agitatore spronano i minatori
del bacino,ma anche quelli del monte Amiata, alla ripresa della lotta
e degli scioperi.
Non fu in grado però di vedere i frutti del proprio lavoro perché
condannato (definitivamente nell'ottobre 1907) a 12 mesi di reclusione
e a 1300 lire di multa per diffamazione, fu così costretto a
riparare, per evitare la pena, prima in Svizzera, a Lugano e poi in
Francia a Jouef iniziando un lungo periodo di esilio. Per motivi di
salutare Gamberi dovette ben presto abbandonare il lavoro di minatore
svolto nei primi tempi di esule per vivere si dedicò allora all'attività
di pubblicista e alla vendita di giornali e riviste italiane ("il
Secolo"e"L'Asino"). Tra gli ambienti dell'emigrazione
svolse attività di propaganda e continuò a pubblicare
opuscoli e libri di poesie caratterizzati da un deciso impegno sociale.
Certamente questo periodo servì al Gamberi per sprovincializzare
il proprio pensiero mantenendo contatti con uomini ed ambienti che contribuirono
a precisare il suo impegno libertario.
Nel gennaio 1915 la sentenza di condanna veniva sospesa dalle autorità
italiane a condizione che per 5 anni egli non commettesse alcun reato.
Rientrato in Italia già nei primi mesi del 1915 riprese ad interessarsi
dei minatori, diventando nel maggio segretario dell'appena costituita
Federazione Provinciale dei Minatori. Ma ancora una volta con lo scoppio
della guerra e gli non ebbe modo di portare a termine l'impegno ricevuto.
Nel dopoguerra Gamberi continuò l'attività di propaganda
e di organizzazione militando ancora nel P.S.I. pur su posizioni del
tutto personali. Non sappiamo come visse la scissione del movimento
socialista 1921, ma da fonti di polizia il suo atteggiamento sembrerebbe
"unitario" lontano dalle posizioni di Turati ma anche dai
più decisi e chiusi propositi bordighisti.
Nuovamente colpito dalla repressione, questa volta fascista, riprese
nel 1923 la strada dell'esilio.
Espatriato clandestinamente in Francia visse dell'attività di
pubblicista, di venditore di stampa italiana ("L'Unità","La
Riscossa") e della vendita dei suoi libri.
Nei primi anni del nuovo esilio sembrerebbe avvicinarsi al movimento
comunista per poi allontanarsene-forse a seguito della "svolta"della
III Internazionale- alla fine degli anni '20.
In contatto con i massimalisti (fu più volte denunciata la sua
presenza accanto a Nenni in conferenze contro il regime) Gamberi riceveva
da questi almeno a detta di fonti "confidenziali" della polizia
italiana-sostegni finanziari. Collaboratore dell'"Avanti!"
ed esponente della "Concentrazione Antifascista" Gamberi era
sottoposto fa tempo a costante repressione.
Nel 1926 fu espulso dal Lussemburgo perché sorpreso a preparare
la diffusione clandestina in Italia dei suoi ultimi volumi di poesie
violentemente ostili al fascismo. Ancora nel 1926 fu sottoposto a decreto
di espulsione dalla Prefettura di Nancy per propaganda sovversiva, decreto
poi revocato per un'energica protesta dei deputati social-comunisti
e dei membri della L.I.D.U.
Nel 1928 fu accusato (poi prosciolto) di essere il mandate dell'assassinio
del prete Cesare Caravadossi da parte dell'anarchico Angelo Barolomei
di Scarlino, anch'esso fuoriuscito.
Nel 1929 Gamberi si trasferì in Belgio ad Haine Pierre (Charleroi)
perché la sua posizione in Francia si era fatta insostenibile;
nel 1931 è a Barcellona , poi nuovamente in Belgio. Qui oltre
a militare nella "Concentrazione Antifascista" divenne intimo
amico (almeno così sostiene una relazione del Consolato italiano
al Ministero degli Interni) di Alceste De Ambris con cui collabora alla
cura della L.I.D.U.
Nel 1936 Gamberi fu fervente sostenitore del Fronte Popolare Spagnolo
per il quale cercò di arruolare numerosi giovani italiani emigrati.
Nel 1938 la polizia italiana è informata che il suo indirizzo
è tra quelli che ricevono pacchi di propaganda da parte del movimento"Giustizia
e Libertà". Ma dalla tragica conclusione della guerra civile
spagnola la sua sempre forte componente libertaria sembra prevalere
progressivamente su ogni altra scelta politica.
Negli ultimi anni di vita mantiene infatti contatti praticamente solo
con anarchici europei e argentini, scrivendo in alcuni giornali articoli
con lo pseudonimo di "Lucifero".
Le sue condizioni economiche sono, alla fine degli anni '30, di profonda
indigenza: Gamberi sopravvive con la vendita di opuscoletti quali LA
FINE DELL'ANARCHISMO - CONTRO LA GUERRA - CONTRO LA PACE - PER LA RIVOLUZIONE
SOCIALE, stampati a Nuova York.
Con l'inizio degli anni '40 la polizia italiana cessa di ricevere sue
notizie da parte delle "fonti" estere; non risulta che egli
tornasse dopo la liberazione nel grossetano e se ne può forse
arguire che Gamberi cessasse di vivere in quegli stessi anni.
Un ricordo
La prima volta che ho "conosciuto" Antonio Gamberi è
stato su un giornaletto toscano, La Martinella, uno dei tanti giornali
che tra ottocento e novecento propagandavano il verbo socialista; Gamberi
firmava una corrispondenza da Roccatederighi in cui raccontava degli
sforzi degli uomini di lì, di formarsi e lottare contro l'ignoranza
e contro la miseria.
Continuando a ricercare nella stampa di fine secolo ho incontrato molti
altri scritti di Antonio Gamberi e, piano piano, mi sono fatto un' idea
del suo pensiero e della sua vita. Altre decisive informazioni, e con
un'ottica del tutto diversa, le ho apprese studiando le carte redatte
dalle varie polizie e presenti nel suo fascicolo personale al Casellario
Politico Centrale all'Archivo di Stato di Roma.
Dalle nebbie del passato è emersa la chiara, forte, forse ingenua,
personalità di un uomo nato da minatori e minatore lui stesso
della miniera di Ribolla. Gamberi inizia a lavorare giovanissimo, non
può quindi che frequentare solo due anni della scuola elementare
e vive duramente del suo lavoro.
Antonio Gamberi continua studiare da autodidatta e, nella sezione socialista
di Tatti (Massa Marittima) insegna a leggere e scrivere ai suoi compagni,
perché quella di saper leggere e scrivere era, sul finire dell'ottocento,
una condizione indispensabile per poter votare, ma trova nello studio
e nella cultura molto di più di uno strumento politico, vi trova
il riscatto dall'ignoranza, il riscatto dalla sudditanza alle classi
dirigenti colte e ricche.
Solo quel riscatto, a suo modo di vedere, avrebbe permesso a lui e ai
suoi compagni minatori di dar vita ad una società come egli spesso
diceva "di giusti e di eguali". Gamberi si istruisce, esce
dalla miniera, scrive, pubblica volumi, diventa pubblicista. Gamberi
fa della conoscenza e della cultura lo strumento per modificare un destino
che a tutti sembrava inevitabile.
Ecco perché ho proposto che la nostra biblioteca comunale fosse
intitolata a lui, ad Antonio Gamberi, un figlio della nostra terra che
ha trovato nei libri il senso vero della sua vita.
FABRIZIO BOLDRINI
Opere edite
Calata dei congregazionisti, Grosseto, Tipografia Etruria, 1907
(pp. 14)
Il conciliabolo, il prete: versi per Antonio Gamberi (minatore),
Firenze, Vallecchi, 1909 (pp. 15)
Ultime battaglie: poesie (con prefazione), Firenze, Vallecchi,
1913 (pp. 223)
Battaglie sovversive (poesie), Firenze, Polli, 1920 (pp.
304)
Battaglie antifasciste: poesie (con prefazione), Parigi,
Morelli, 1926 (pp. 264)
Rime sparse, [1932]
Epopea spagnuola, [Parigi], Sidney Pro Spagna
Rivoluzionaria, 1937 (pp. 16)
Alcune copertine
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| Calata
dei congregazionisti, Grosseto, Tip. Etruria, 1907 |
Battaglie
sovversive, Firenze, Tip. Polli, 1920 |
 |
 |
| Battaglie antifasciste, Parigi, Morelli,
1926 |
Epopea spagnuola, Parigi,
Sidney Pro Spagna Rivoluzionaria, 1937 |
Altre notizie ben documentate su Gamberi possono essere tratte da un numero
de "
La
Risveglia", nuova serie on line del giornale fondato nel 1872,
n. 1, maggio-agosto 1999
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