Biblioteca Comunale - Antonio Gamberi
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Cultura
Silvia Guideri - Fabrizio Boldrini
Contributi per una storia dell'antropizzazione
del territorio di Roccastrada
4. IL GRANDUCATO E LA RIPRESA (sec. XVII°, metà XIX°)
4.1 I Lorena riformatori
Con l'istituzione del Granducato di Toscana e l'avvento della dinastia lorenese
si assiste al varo di una vera e propria strategia riformistica; la Maremma
non fu più considerata solo come terra di colonia da sfruttare per
fini politici o patrimoniali, bensì "come campo di intervento
da parte della amministrazione centrale per promuovere il risanamento territoriale"
(107).
Uno degli obiettivi prioritari dei Lorena fu quello di creare un vincolo maggiore
tra la proprietà della terra e gli abitanti; primo passo in direzione
di quel mutamento del regime migratorio stagionale che avrebbe portato ad
una ripresa demografica stabile.
L'abolizione della Dogana dei Paschi, la libera coltivazione di grano e biade,
la libertà di taglio nei boschi con la riunione del macchiatico alla
proprietà, l'abolizione di consistenti diritti civici sulle proprietà,
la nuova facoltà di erigere liberamente frantoi e mulini, l'istituzione
della provincia inferiore senese, l'abolizione dei feudi, la riforma "comunitativa",
l'avvio della bonifica di ampie plaghe malariche, il forte impegno verso la
liberalizzazione fondiaria con la vendita di fattorie granducali, l'alienazione
di terre di manomorta ecclesiastica, furono tra le principali riforme messe
in campo dalla nuova dinastia che portò in Italia l'eccezionale patrimonio
di capacità amministrativa che stava maturando nelle case regnanti
dell'Europa centrale.
Da una parte dunque l'azione riformista porta al graduale tramonto della pratica
transumante e dall'altra favorisce l'afflusso di nuova popolazione per le
attività di bonifica, ma soprattutto, modificando il rapporto tra la
proprietà della terra ed il suo uso del tutto a favore dei proprietari
e rendendo disponibili nuove terre tramite le alienazioni, favorisce la nascita
di una nuova classe di imprenditori agricoli oramai decisamente più
legati al profitto che alla rendita.
Le riforme leopoldine, concepite per sanare la piana maremmana e popolarla
di nuova gente, ebbero inizialmente un maggiore effetto sulle colline circostanti.
Se infatti nella pianura grossetana le condizioni preesistenti e le amplissime
zone paludose imposero alle riforme tempi lunghi per sortire i propri effetti,
nelle terre collinari e specie nelle comunità più grosse che
meglio avevano sopportato la dominazione cittadina, la crescita demografica
e la formazione di una nuova classe proprietaria furono relativamente repentine.4.
2. La nuova immagine dei borghi medievaliAlla fine del '700 la comunità
di Roccastrada appare, per la prima volta dopo tanti secoli di staticità,
caratterizzata da un nuovo impianto urbanistico; se infatti "La situazione
di questa terra, parte in costa parte in piano, resta collocata sopra di un
alto poggio", fuori della mura avevano già cominciato a gemmare
dei nuovi piccoli agglomerati, "che uno di questi volta verso il convento
dei padri del Carmine che è piano, largo e bello e l'altro verso la
porta di sotto in situazione alquanto più bassa del Castello e con
case sparse e senz'ordine". I nuovi borghi sono fatti di costruzioni
spesso eleganti e sempre solide e sane: "Vi sono commode e ragionevoli
abitazioni e particolarmente quelle dei Vannetti, dei Maggioni, dei ... [illeggibile],
dei Faneschi, dei Fabbri, d'Orazio Piccolomini e alcune altre, [anche se]
al servizio degli abitatori vi è una sola cisterna." (108).
La necessità di nuove abitazioni stimola dunque la costruzione di sobborghi:
il primo "che volta verso il Convento" comprende l'attuale Via Indipendenza
ed il Largo Garibaldi fino al sito su cui sorgeva la Chiesa della Compagnia
(attuale P.zza Gramsci), il secondo, "con case sparse e senz'ordine"
è l'attuale zona delle Capannacce, dove insistono alcuni bei palazzi.
E' in questo periodo quindi che comincia a formarsi la Roccastrada fuori delle
mura.
Ulteriore causa della "fuoriuscita" dalle mura, oltre alla crescita
demografica e alla conseguente saturazione degli spazi, fu anche la ricerca,
da parte della nuova borghesia terriera e mercantile, di migliori condizioni
igieniche ed abitative, che lasciavano alla popolazione più povera
"il vivere ammassata nel centro castellano" le cui condizioni urbane
si mantengono evidentemente inalterate. Il Castello di Roccastrada infatti,
"ha due porte con più strade [di cui] la prima viene all'entrata
della porta del borgo e risponde nell'altra, questa è assai piana ma
non molto longa, parte selciata, parte carrata, le altre sono alquanto più
anguste in sito più ineguale non molto longhe, seliciate in parte parimenti
e in parte anch'esse carrate sul masso siccome nel più alto del Castello
esiste l'abitazione del podestà (...)"; esiste anche un Ospedale
di S.Leonardo "che dovrebbe ricevere pellegrini e malati, ma per la...
[illeggibile] tutto è andato in disuso" (109).
Agli albori del secolo XIX, oltre al centro di Roccastrada, soltanto Torniella
sembra risentire delle nuove favorevoli condizioni, come attesta la crescita
demografica, certamente non estranea alla maggiore lontananza dalla pianura
paludosa, ma forse in parte correlabile anche all'attività delle vicine
ferriere sul fiume Farma.
Anche qui si assiste ad una espansione dell'abitato al di fuori delle mura,
sebbene la struttura urbanistica del castello resti povera e priva di pianificazione:
"Dove posa veramente il castello che era tutto circondato di mura con
due pubbliche porte, il sito alquanto pianeggia ma dentro non esistono case
né comode ne d'apparenza; (...) bene è vero che altre case,
ma alla spezzata circondano le mura e queste più del Castello sono
abitate. Nel Castello ci sono due cisterne dei Bulgarini e altra al pubblico
con grata di ferro esiste nel borgo (...) (110)".
Nello stesso periodo a Montemassi "Le strade restano anguste e corte
con più casalini disfatti e in somma non c' è ne' vaghezza ne'
ordine alcuno. [Il Borgo] è cint[o] tutt[o] da mura, ma talmente rovinate
che solamente quella porzione a cui si appoggiano le abitazioni dei particolari
restano in piedi" (111). Roccatederighi non appare in condizioni migliori:
"consiste in un castello cinto di mura, ma smantellate e poco meno che
tutte spianate che circondano già più case rozze, anguste e
mal composte con borghetti e vicoli stretti e senz'ordine e con un borgo accosto,
ma composto di poche case che dalla terra non compariscono punto dissimili"(112).
Un secolo dopo la situazione non sembra essere migliorata: "Il crollo
e la distruzione quasi totale del caseggiato (...) del palazzo feudale, delle
torri, fortificazioni, mura castellane (...) si deve all'abbandono e all'incuria
in cui fu lasciato il castello" (113).
Sul finire del XIX° secolo a Sticciano si denuncia ancora la carenza di
servizi minimi dal momento che "non vi era osteria, e se ne trovava una
cattivissima in Pescaia (...) [luogo ove] vi è il palazzo denominato
La Pescaia che serve per abitazione degli I.ssimi e loro genti dove sono amplissimi
magazzini per grani, vaste stalle per cavalli, carcere per delinquenti"
(114). Tuttavia la presenza di un palazzo così ben attrezzato e vivace
nella bassa pianura un tempo acquitrinosa, dimostra con chiarezza il progressivo
miglioramento delle condizioni igienico sanitarie del territorio.4.3. I nuovi
orizzonti del secolo XIX Se per tutta la seconda metà del '700 solo
Roccastrada e Torniella avevano risentito concretamente delle nuove condizioni,
nei primi decenni del secolo XIX, si assiste ad una accelerazione dell'incremento
demografico della popolazione comunale (115). Al quarto decennio dell'800,
Roccatederighi è passata da 269 anime di un secolo prima a 906; Sassofortino
da 308 a 711, Sticciano da 148 a 366, Torniella da 368 a 426, Montemassi da
116 a 290, mentre Roccastrada oramai sfiora le 1700 anime (116).
La nuova descrizione della comunità, fatta alla metà dell'ottocento
dal Repetti, mette in luce alcuni di questi cambiamenti: la maggiore presenza
di viti ed olivi, coltivazioni che necessitano maggiore stabilità del
contadino rispetto alla monocultura cerealicola; la presenza stabile di 'moderni'
poderi; la maggiore salubrità (anche se sappiamo che Montemassi continua
a soffrire di malaria); la presenza di maggiori servizi. Dice infatti il Repetti:
"Tutti codesti monti sono coperti in gran parte di estese macchie di
cerri, sughere, lecci, querci, albatri, scope, marruche, sondri, mortelle,
cisti, e quasi tutti passeggiati ad arbitrio di cinghiali, caprioli, lepri,
faine, volpi e da molti animali braidi. Nei poggi però di Roccastrada,
Sticciano e Monte-Pescali, si coltivano le viti e gli ulivi. Avvegnaché
intorno al capoluogo esistono diversi poderi con varie case rustiche fabbricate
modernamente per gl'incoraggiamenti e le munificienze concesse dai due Leopoldi
Granduchi della Toscana. Il clima di Roccastrada è sufficientemente
salubre, siccome può dirsi quello dei paesi montuosi Sasso-Fortino,
Roccatederighi e Sticciano.
La comunità mantiene nel capoluogo un medico, un chirurgo ed un maestro
di scuola, mentre in Rocca-Tederighi, Sasso-Fortino, Monte-Massi, Torniella,
Sticciano (...) vi tengono domicilio altrettanti medico-chirurghi e maestri
di scuola. Non vi sono mercati settimanali, ma solo due fiere annuali si praticano
in Roccastrada, le quali cadono nel 22 luglio e nel 9 settembre (...). Roccastrada
è residenza di un vicario regio, di un cancelliere comunitativo e di
un ingegnere di Circondario (117)."
La popolazione cresce e si differenzia al suo interno con la nascita di nuovi
ceti che comportano nuove esigenze abitative, tali da spingerli a costruire
palazzi, non solo grandi e solidi ma anche di una certa aulicità. A
Roccatederighi, a Sassofortino, in misura minore a Torniella e Sticciano,
si ripete il fenomeno della gemmazione di borghi fuori dal vecchio perimetro
medioevale. I nuovi borghi si sviluppano principalmente lungo le strade di
accesso al paese antico (Roccatederighi), oppure anche dal lato opposto della
strada che costeggia il perimetro castellano (Torniella, in parte Sassofortino,
in parte Roccastrada) e comunque sempre lungo dorsali pianeggianti o seguendo
le linee di livello allo scopo di ridurre al minimo gli oneri di costruzione,
nonché di ottimizzare la "comodità" immediata dell'insediamento.
La struttura dei vecchi castelli viene mantenuta sostanzialmente inalterata
e ad epoca molto più recente risalgono i primi interventi di bonifica
urbana. In molti centri ad esempio la fogna e l'acquedotto arrivano tardi;
a Roccastrada ancora alla fine dell'ottocento si registrano proteste della
popolazione contro le amministrazioni pubbliche per la carenza di fontane,
ma i cimiteri cominciano ad essere costruiti lontano dai centri abitati, mentre
le case si dotano progressivamente di gabinetti con la tipica struttura aggettante
rispetto al corpo principale.
In quest'area, come altrove in Maremma, "Su un piano concettuale si può
leggere una sorta di divisione urbanistica contrapposta: l' arroccamento degli
antichi castelli, simbolo di una economia e di una società "chiusa"
ed autosufficiente e l'apertura verso l'esterno dei nuovi borghi da cui partono
canalizzati dalla strada i flussi di pendolarismo e di emigrazione, di commercio
al minuto, di un embrionale turismo, di importazione ed esportazione di manufatti
e di materie prime minerarie, agricole e forestali." (118)
La crescita economica e la forte ripresa demografica cui si assiste nel corso
del secolo XIX° costituiscono dunque lo stimolo per un forte processo
di ammodernamento e di ampliamento urbanistico che interessa tutto il territorio.
L'uscita delle abitazioni dall'originario sito insediativo, di cui Roccastrada
è uno dei primi esempi, con la conseguente suddivisione dell'abitato
intra ed extra moenia costituisce quindi la prima vera cesura storica rispetto
alla topografia urbanistica medioevale.
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