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L' identità: ricordanze e strategie
L' evoluzione della tradizione è anche la cifra
del vino: in assoluto storico geografico e nello specifico del vino della
Maremma.
Pochi prodotti sono infatti, come il vino, figli della diacronia e della
cultura. In un incessante globale intreccio di variazioni, dai vitigni ai
gusti, dagli strumenti alle tecniche: diversamente dal creder comune, incline
a immaginare oscure profondità storiche e processi di lavorazione
molto prossimi alla spontaneità della natura.
I modi di fare e gustare il vino non sono mai stati a lungo gli stessi.
Così che, per esaltarne la qualità attuale, non ha molto senso
scomodare più di tanto età preistoriche o etrusco-romane:
vitigni fossili e frammenti di anfore. L'età dell'oro del vino non
si è perduta: deve ancora compiersi. Non è da ritrovare ma
da costruire, attenendo molto più alla modernità e ai progetti
che alla fedeltà di improbabili archetipi.
Anche se è innegabile che, da quando la freccia del progresso sembra
quasi voler rinunciare al suo antico bersaglio, il presente si rivolge con
grande frequenza al passato: cercandovi soprattutto evocazioni, emozioni,
simboli. Colori e calori che ravvivano la razionalità cristallina
di efficienze e ottimizzazioni. La tradizione locale, filtrata adeguatamente
in 'aura di racconto', si presenta come additivo indispensabile per arricchire
l'immagine di prodotti ambientati in aree particolari. Emptor in fabula,
l'uomo si scopre desideroso, assieme, di possessi e sogni, funzioni e significati.
In Maremma non manca nessuno di questi tratti pertinenti: la generalità
dello schema si invera con estrema puntualità confermandone e precisandone
il valore.
Sullo sfondo infatti di una storia lunga, quanto al momento sfocata, la
produzione vitivinicola inizia ad acquistare consapevolezza di sé,
e quindi a nascere davvero, in età moderna.
Il Museo del vino di Roccastrada va considerato quale componente di questo
processo, che ne predetermina l'identità tematica. Il Museo quindi
è chiamato a comunicare, soprattutto, come una secolare vocazione
d'area abbia scelto, modernamente, di rinnovarsi: sperimentando e promuovendosi,
in una tensione verso la qualità che è ancora pienamente in
atto. In questa direzione valutiamo che il Museo potrà trovare, insieme
e utilmente, individualità propria e connessioni molteplici.
Museo infatti non solo del passato e non solo del mondo contadino, capace
di informare sui tempi lunghi del sapere comunitario ma anche circa i traumi
fecondi provocati dall'inventiva individuale.
Museo dove la memoria del "come si faceva" significa documentare
la ricerca verso il nuovo almeno quanto l'ossequio alle pratiche di sempre.
Museo pertanto programmaticamente "aperto". Dove l'alfa saranno
le prime attestazioni della qualità del vino maremmano e l'omega
coinciderà con la messa in evidenza del carattere di work in progress
della produzione attuale.
La memoria trascorre qui, opportunamente, nella dimensione economica.
Memoria e mercato vanno da tempo confortando la crescente convinzione per
cui incremento produttivo e sviluppo economico non vanno necessariamente
ad erodere e degradare il patrimonio ambientale. Tale erosione e degrado
corrisponderebbero ad una sorta di prezzo inevitabile da pagare, magari
da contenere difensivamente: il "presente" e il "futuro",
secondo questa logica, non potrebbero fare a meno di calpestare, se non
uccidere, il "passato". 1 tempi e gli esempi sono al contrario
oggi abbastanza maturi per l'attuazione di progetti capaci di rendere la
stessa tradizione un momento produttivo ed economicamente redditizio.
La coltivazione della vite e la produzione del vino sono appunto esempi
efficaci di rapporto stretto e armonico tra esigenze economiche e valorizzazione
dell'ambiente, fra tradizione e innovazione: entrambe si presentano come
fortemente radicate nel tempo e nella cultura di un territorio, tanto da
caratterizzarne tra l'altro il paesaggio.
La vitivinicoltura si colloca evidentemente, in questo quadro, come un determinante
distretto industriale agri-alimentare: offrendo inoltre interessanti scorci
visuali sul panorama del rapporti tra stock e flussi e una soluzione equilibrata
tra le esigenze a breve termine dell'economia e quelle a lunghissima scadenza
dell'ambiente.
La vite e il vino, come si vede, si rivelano intrinsecamente predisposti
al gioco delle connessioni, fornendo - notava Giovanni Manco - "un
esempio ineguagliato di complessità 'sistemica' tra la disciplina
e i settori di interesse che vi confluiscono. Il campione che ci viene offerto
è una fonte inesauribile di documenti storici per una rilettura di
ciò che unitariamente ha segnato, in un ambito territoriale unitario,
l'ambiente, il paesaggio, la produzione, il lavoro,, la tecnologia, l'alimentazione,
le tradizioni e la cultura. Campo tematico, dunque, nel quale diviene estremamente
formativa la comprensione delle interdipendenze esistenti tra gli elementi
che ne compongono il sistema".