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Luoghi di culto oggi non più tali

S. MARTINO, ROCCASTRADA

(a cura di Roberto Farinelli)

I resti della chiesa e delle sepolture ad essa pertinenti sono individuabili sulla cima dell'omonimo colle a sud del paese. Nel 1320 era la seconda chiesa per ricchezza patrimoniale del territorio di Roccastrada; inoltre, la sua ubicazione su una sommità facilmente difendibile e la dedicazione arcaica (spesso legata alla tradizione franca) sembrano indice di una certa antichità. Le scarse strutture affioranti sul terreno ed alcuni elementi decorativi - conci con doppio rombo, di influenza pisana - riutilizzati come materiale di spoglio in edifici rurali vicini, fanno supporre l'esistenza di un edificio ecclesiale almeno del XII secolo. Si ha notizia anche di un architrave medievale decorato proveniente dalla chiesa ed oggi disperso.

CONVENTO DI S. ANSANO MADONNA DELLE GRAZIE, ROCCASTRADA

(a cura di Roberto Farinelli)

Secondo alcuni eruditi sarebbe stata fondata dai conti di s. Fiora e successivamente donata ai Carmelitani di Siena, che nel 1348 vi avrebbero istituito un oratorio. Di certo, nel 1360 venne effettuato un cospicuo lascito ai carmelitani, che vi allestirono un convento, con il concorso economico del Comune di Roccastrada. Sotto la chiesa ad aula coperta a capriate si aprono ampi ambienti voltati, originariamente pertinenti alla cripta. Da qualche anno sono stati obliterati i paramenti murari che palesavano caratteri costruttivi tipicamente medievali. La chiesa orientata nord-sud costituisce il lato orientale di un complesso conventuale raccolto attorno ad una corte centrale. Ad essa si accede mediante una lunga scalinata che conduce al porticato frontale, ingentilito, sino agli anni '50, da esili archeggiature oggi sostituite da architravatura poggiante su pilastri.

POGGIO CHIESINO

(a cura di Roberto Farinelli)

In località Poggio Chiesino, a sud-est della stazione di Roccastrada, si conservano i ruderi di un edificio absidato, le cui strutture murarie potrebbero suggerire una datazione bassomedievale. In relazione a questa struttura non abbiamo rintracciato alcuna notizia storica.

CHIESA CONFRATERNITA SACRO CUORE DI GESU', STICCIANO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

Nelle vicinanze della pieve di Santa Mustiola, si trova la vecchia chiesa della Confraternita del Sacro Cuore di Ges, che fu sconsacrata per ospitare l'asilo infantile. L'edificio risale ai secoli XVI e XVII e conserva un piccolo oculo sulla facciata principale. La costruzione è in pietre abbastanza irregolari nelle pareti laterali, mentre la facciata è per la quasi totalità della superficie intonacata; la copertura è a capanna. L'interno ad aula rettangolare è in pessimo stato di conservazione. Anche questo edificio è attualmente di proprietà privata ed è destinato ad una funzione che non è più quella originaria: probabilmente diverrà un'abitazione per le vacanze. Sarebbe opportuno un restauro di ripristino e conservativo.

ABBAZIA DI S. SALVATORE DI GIUGNANO

(a cura di Roberto Farinelli)

La prima attestazione certa dell'esistenza di un monastero a Giugnano risale al 1076. Alla metà del XII secolo l'abbazia controllava un cospicuo patrimonio, oculatamente distribuito nella diocesi rosellana lungo le principali vie di comunicazione del tempo, confermatole da Papa Innocenzo II. Agli inizi del Duecento, Giugnano viene posto alle dipendenze dell'abbazia cistercense di S. Galgano in Val di Merse e nel 1229 viene ricordato come grangia. Successivamente al 1257 il monastero maremmano passò dai cistercensi agli eremiti agostiniani che lo possedevano agli inizi del secolo XIV.

Il complesso architettonico di Giugnano comprende un'area molto vasta. Il corpo monastico ha una conformazione approssimativamente quadrata (circa 55x60) ed in esso spiccano la cripta romanica, in posizione pressoché centrale, e, lungo il lato orientale, un edificio ad aula rettangolare. Quest'ultimo è arricchito da due monofore di forme gotiche e presentava ad est un accesso sormontato fino a qualche decennio fa da un arco a sesto acuto, di cui rimangono oggi le pietre di imposta in uno stipite. La cripta si presenta come un vano a pianta rettangolare dotato di una grande abside semicircolare orientata, nella quale si aprono tre feritoie. Le volte a crociera, su cui si notano ancora tracce di intonaco, sono sorrette da quattro colonne, due circolari in trachite e due in pietra calcarea molto simile a un marmo; queste ultime, sia per la loro realizzazione in materiale non locale che per l'imperfetto adattamento ai relativi capitelli, sembrano da ritenersi materiale di recupero.

Le colonne sono sormontate da capitelli trachitici di forma diversa. Il più arcaico presenta, a differenza degli altri, una base quadrata che non si raccorda bene con la colonna ottagonale su cui poggia ed è arricchito da una decorazione "a corona" realizzata con tacche rettangolari disposte in file sulla superficie verticale. Il capitello di sud-ovest presenta forme vagamente ioniche, quello di nord-ovest tratti generalmente corinzi, nei quali, secondo notizie orali si inseriva un tempo un volto umano, a sud-est, infine, ne abbiamo un altro decorato da teste taurine, fiori, figure che ricordano vagamente uccelli che beccano. La volta, provvista di sottarchi, poggia anche su mensole e lesene, che incorniciano, ai lati della cripta, due piccoli vani a pianta rettangolare dalla copertura a botte, la cui parete di fondo, in grossi blocchi trachitici, sembra cronologicamente anteriore alle altre strutture murarie della cripta.

S. FERIOLO DI CAMININO (la Canonica)

(a cura di Roberto Farinelli)

Del complesso architettonico di caminino - oggi inglobato in una costruzione colonica piuttosto recente - sono riconoscibili la grande chiesa e, addossate al suo lato meridionale, alcune strutture medievali, tra cui spiccano quelle pertinenti verosimilmente al basamento di una torre campanaria. La chiesa ha subÏto nei secoli numerosi rimaneggiamenti e ne presenta incerta persino la lettura planimetrica. Le strutture romaniche conservate rimandano ad un edificio lungo più di trenta metri e largo circa la metà, il cui braccio orientale era costituito da un'abside semicircolare e due absidiole laterali. La chiesa a tre navate (sono conservate le ultime quattro campate absidali) aveva una iconografia basilicale con un prospetto tripartito, che la facciata lascia oggi intravedere. La zona absidale doveva essere posta ad un livello superiore rispetto al resto della chiesa, ed è preceduta da un arco trionfale che la separa dalla campata presbiteriale. La forma dei capitelli contribuisce a differenziare la campata presbiteriale dalle altre: elementi pressoché cubici, presentano una semplice decorazione geometrica; nelle altre campate i capitelli sono di foggia diversa: parallelepipedi stondati agli angoli, quasi a formar grandi foglie, sormontati da un alto abaco a guisa di pulvino. La facciata è costituita da un corpo centrale alto dieci metri circa in muratura dai caratteri "protoromanici" , cui si appoggiano due ali. Caratteri di arcaicità sono conferiti alla facciata dalla bifora con colonnetta sormontata da un pulvino a gruccia.

Un oratoria poco distante, detto "S. Feriolo al Peruzzo" è collegato con la parrocchia di Montemassi.

CHIESA DELLA COMPAGNIA DI S. SEBASTIANO, MONTEMASSI

(a cura di Roberto Farinelli)

Edificata attorno al 1590, la chiesa della Compagnia di S. Sebastiano esisteva certamente nel 1638.

Con le riforme lorenesi la confraternita venne soppressa e l'edificio ecclesiale venne adibito a stanza mortuaria. Nel corso dell'Ottocento, la cappella venne riconsacrata, ma cadde presto in rovina e venne trasformata in sede della Società Operaia.

CHIESA DI S. MARIA DEL CARMINE A S. GRAPPOLO, MONTEMASSI

(a cura di Roberto Farinelli)

L'esistenza di un edificio religioso nell'area, detta anticamente "Lornato", è ripetutamente attestata in fonti medievali, ma allo stato attuale delle conoscenze non è possibile avanzare l'ipotesi di una identificazione con le strutture dell'oratorio di San Grappaldo, presso i "Muracci" sul Bruna. Questo edificio religioso versava in rovina nel 1640 e perciò venne restaurato; alla fine del secolo XVIII la chiesetta rurale doveva essere caratterizzata da dimensioni simili a quelle odierne se nel 1783 ci si preoccupava della decorazione delle sue sette finestre. Oggi sono visibili tra gli sterpi solo i resti dei muri perimetrali, risparmiati dalla distruzione, forse solo casualmente, al momento della destinazione dell'area a cava di inerti per la realizzazione della nuova Aurelia.

PIEVE AL BAGNOLO

(a cura di Roberto Farinelli)

La pieve di San Giovanni di Bagnolo con le sue cappelle suffraganee dipendeva nel 1188 dal vescovo di Grosseto. Oggi è completamente distrutta ma alcuni elementi architettonici rilevanti (basi di colonna decorate in travertino) testimoniano l'esistenza di un cospicuo edificio religioso medievale, forse caratterizzato da planimetria a tre navate.

S. BENEDETTA

(a cura di Roberto Farinelli)

Entro il territorio del castello di Roccatederighi aveva sede nel 1294 la "ecclesia Sancte Benedicte", i cui resti in "filaretto" sono attualmente inglobati nel podere Santa Benedetta, a nord di Ribolla.

S. GIUSTO DI LAVAIANO

(a cura di Roberto Farinelli)

Al villaggio di Lavaiano, nel distretto medievale del castello di Roccatederighi, era pertinente la chiesa di S. Giusto, documentata dal 1276. Ridottosi l'abitato allo status di romitorio, nel XVIII secolo la cappella di S. Giusto era ancora officiata e conservava un antico affresco raffigurante la Madonna tra S. Giusto e S. Martino. Attualmente nella borgata rurale di s. Giusto è riconoscibile un edificio architettonicamente molto povero, ma che per i resti rimaneggiati dell'abside semicircolare originaria, appare certamente identificabile con l'oratorio rurale e, forse, conserva ancora all'interno i resti dei ricordati affreschi.

S. LUCIA, SASSOFORTE

(a cura di Roberto Farinelli)

Nel settembre 1075/1076 la contessa Giulitta e il marito Ildebrando Aldobrandeschi donarono alla chiesa di S. Andrea di Montemassi l' "oratorium sancte margarite et sancte Luciae in Saxoforte constructum cum omnibus sius bonis". S. Lucia fu la chiesa castellana di Sassoforte per tutto il basso-medioevo e seguÏ le sorti di questo abitato, violentemente colpito dalla crisi di metà trecento. Sono ricollegabili all'edificio religioso alcune strutture situate sul bordo della cinta muraria più interna e pertinenti ad una chiesa a croce latina con abside piatto, sul cui paramento si aprivano monofore decorate da una semplice ghiera di impronta gotica.

S. CASSIANO

(a cura di Roberto Farinelli)

Nel 1140 l'abbazia di Giugnano vantava diritti su questa chiesa rurale, che ai primi del trecento, appare già in piena crisi, con un patrimonio irrisorio ed incapace di costituire un centro di attrazione demica. Dell'edificio ecclesiastico non siamo riusciti ad individuare tracce se non, forse, in alcuni elementi lapidei oggi conservati presso il podere Melosa.

LA CAPPELLINA

(a cura di Roberto Farinelli)

Era una chiesetta extramuraria sorta nel borgo delle "capannacce". Di essa si conserva una lapide marmorea, dalla quale risulta che venne dedicata all'Assunzione, nel 1579, dalla nobildonna Laudonia Vescovi Saccardi. Trasformata in civile abitazione, non si riconoscono nelle attuali strutture elementi di pregio, se si prescinde da una piccola edicola che ospita una statua della Madonna.

SAN QUIRICO

(a cura di Roberto Farinelli)

Si tratta di una chiesa molto antica, nata forse ancora prima dell'incastellamento di Roccastrada. Sino all'ultimo conflitto mondiale era conservata una lapide coeva, mentre oggi nelle strutture fortemente trasformate dell'edificio è visibile solo una breve iscrizione su pietra trachitica in caratteri gotici. Ancora agli inizi del Trecento S. Quirico era la chiesa che vantava il patrimonio più cospicuo del castello e costituiva il punto focale di una borgo [?] extracomunitario nel quale possedeva alcune abitazioni.

 

TORNIELLA, LA PIEVE

(a cura di Roberto Farinelli)

Le prime notizie sull'assetto ecclesiastico del territorio di Torniella risalgono al 1188, quando in una bolla pontificia diretta al vescovo di Grosseto si confermarono i diritti sulla plebs "de Torgnalla" e sulla "capella sanctae Sicudere", sorta non lontano, ma sul versante sinistro del torrente Farma. La pieve, dedicata a S. Maria, nel corso del Trecento deve essere stata soppiantata come chiesa battesimale dalla cappella castrense di s. Giovanni - l'attuale parrocchia - ed oggi ne sono visibili i ruderi in località "la pieve" poco a nord del paese.

PIEVE DI S. MARIA DI FORNOLI

(a cura di Roberto Farinelli)

Nel 1188 la pive di S. Maria di Fornoli dipendeva per le sue "cappelle" suffraganee dal vescovo di Grosseto. I resti della chiesa sono inglobati nell'attuale podere La Pieve, un Km. A sud di Roccastrada; sul lato settentrionale dell'edificio sono visibili alcuni tratti di muratura medievale, inoltre dalla chiesa provengono pregevoli rilievi con motivi fitomorfi, verosimilmente pertinenti alle decorazioni di un portale.

MADONNA DEL BUON INCONTRO

(a cura di Roberto Farinelli)

Sull'antica direttrice viaria che conduceva alla volta del castiglionese è sorta una piccola cappella rurale in età imprecisata (il toponimo Bonincontro è attestato nella località agli inizi del trecento, ma di una chiesetta si ha testimonianza sicura solo nel secolo XVII, quando una tavola rappresentante la Madonna venne traslata da qui alla parrocchiale di Roccastrada). L'edifico appare legato alla tradizione, già viva nel XVIII secolo, del ritrovamento in un cespuglio da parte di un pastore della immagine di una madonna che avrebbe miracolosamente parlato al suo scopritore. I ruderi dell'oratorio si rinvengono all'altezza del quarto Km. Della Provinciale del terzo e sono relativi ad una costruzione a pianta rettangolare aperta sul lato maggiore, dai caratteri costruttivi post-medievali.

MARIA SS. MADRE DELLA CHIESA, STICCIANO SCALO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

Chiesa parrocchiale consacrata nell'anno 1974 da mons. Prino Gasbarri e dedicata a Maria SS. Madre di Dio. Constatato il quale totale trasferimento della popolazione da Sticciano paese nella nuova realtà urbana di Sticciano scalo, Mons. Adelmo Tacconi benediceva la posa della prima pietra nell'anno 1971 per la costruzione della nuova sede parrocchiale. Vi esercita la funzione di parroco don Vittorio Burattini.Chiesa moderna a pianta quadrangolare, costruita in mattoni posti a filari orizzontali, interrotti a metà delle pareti da due file di mattoni disposti verticalmente. Basamento in pietre irregolari, copertura in cemento che poggia su strutture metalliche, nelle quali si aprono ampie finestre che danno luce all'interno.Cella campanaria in elementi metallici, che poggiano su campanile a pianta quadrata, costruito in mattoni disposti orizzontalmente.All'interno è conservata una pregevole tavola raffigurata l'Ultima Cena, opera del pittore Arnaldo Mazzanti.

CHIESA DI S. BIAGIO DI LATTAIA, MONTEMASSI

(a cura di Osvaldo Barbetti)

La piccola chiesa si trova nella corte del castello medievale di Lattaia, raggiungibile lasciando al Km 10 la strada prov. N. 19 di Montemassi; è stata edificata sui probabili resti di una antica torre ed è proprietà del sig. Dalia Gaetano (che ringrazio).Si tratta di una cappella ad aula rettangolare con tetto a capanna e campanile a vela posto in linea con la facciata rialzata rispetto al tetto. Il portale d'ingresso, con architrave e stipiti in Sassoforte, ai lati due piccole finestre che danno luce all'interno.La chiesa è preceduta da un piccolo porticato con archi in laterizio che si appoggiano su eleganti colonne e su mensole sagomate, queste ultime addossate alla facciata.Le funzioni religiose sono officiate dal parroco di Montemassi, Mons. Manlio La Greca.Questa cappella ha ereditato il nome dell'antica chiesa dedicata a S. Biagio testimoniata in una bolla di Clemente III del 12 aprile 1188, in cui si concedono i diritti al Vescovo di Grosseto, confermando i beni già appartenenti al Vescovo di Roselle. Successivamente la chiesa appartenne al monastero di S. Salvatore di Giugnano.Sulla facciata della cappella sono conservate due lapidi: quella di destra, oltre alle vicende storiche del castello, ricorda la ricostruzione voluta dagli Zondadari e la data di benedizione effettuata dal pievano di Montemassi il 3 febbraio 1859, quella di sinistra ricorda la riapertura al culto effettuata per volontà di Franco Winigisio conte e Massimiliano Ferraguti Cavaliere del S.O.M. di Malta.La struttura, completamente intonacata, non lascia trasparire la tipologia di costruzione.

CHIESA DI S. BIAGIO DI LATTAIA, MONTEMASSI

(a cura di Osvaldo Barbetti)

La piccola chiesa si trova nella corte del castello medievale di Lattaia, raggiungibile lasciando al Km 10 la strada prov. N. 19 di Montemassi; è stata edificata sui probabili resti di una antica torre ed è proprietà del sig. Dalia Gaetano (che ringrazio).Si tratta di una cappella ad aula rettangolare con tetto a capanna e campanile a vela posto in linea con la facciata rialzata rispetto al tetto. Il portale d'ingresso, con architrave e stipiti in Sassoforte, ai lati due piccole finestre che danno luce all'interno.La chiesa è preceduta da un piccolo porticato con archi in laterizio che si appoggiano su eleganti colonne e su mensole sagomate, queste ultime addossate alla facciata.Le funzioni religiose sono officiate dal parroco di Montemassi, Mons. Manlio La Greca.Questa cappella ha ereditato il nome dell'antica chiesa dedicata a S. Biagio testimoniata in una bolla di Clemente III del 12 aprile 1188, in cui si concedono i diritti al Vescovo di Grosseto, confermando i beni già appartenenti al Vescovo di Roselle. Successivamente la chiesa appartenne al monastero di S. Salvatore di Giugnano.Sulla facciata della cappella sono conservate due lapidi: quella di destra, oltre alle vicende storiche del castello, ricorda la ricostruzione voluta dagli Zondadari e la data di benedizione effettuata dal pievano di Montemassi il 3 febbraio 1859, quella di sinistra ricorda la riapertura al culto effettuata per volontà di Franco Winigisio conte e Massimiliano Ferraguti Cavaliere del S.O.M. di Malta.La struttura, completamente intonacata, non lascia trasparire la tipologia di costruzione.

S. ANTONIO ABATE DI MONTELATTAIA - (PIEVE DI TABIANO)

(a cura di Osvaldo Barbetti)

La cappella dedicata a S. Antonio Abate si trova incorporata fra le strutture abitative della rinascimentale fattoria di Montelattaia, in una piccola collina la Km. 6 della strada prov. N. 19 di Montemassi. Il complesso appartiene alle signore Amalia Levi Da Zara Falk e Gioia Falk (che ringrazio per la squisita disponibilità).L'interno, a pianta rettangolare, ha due volte a crociera, più piccola quella della zona presbiteriale. Sopra l'altare è una tela raffigurante Madonna con Bambino, S. Antonio Abate e un colle roccioso /il Calvario?) con croce nuda.Infissa nella parete destra è un'acquasantiera in marmo proveniente da una struttura più antica. Questa cappella è dipendente dalla parrocchia di S. Antonio abate di Olmini di Sticciano.E' molto probabile che nel sito di Montelattaia sorgesse anche l'antica pieve di S. Giovanni Battista in Tabiano (Tabbiano), citata in un documento del 23 luglio 1071 con il quale Dodo o Dodone, Vescovo di Roselle, concede all'abate di Sestinga le decime di alcune località vicine al monastero.Nulla è più visibile dell'antica pieve: forse le sue tracce andrebbero ricercate nelle vicinanze dell'attuale fattoria, se non in questa.

PIEVE DI S. MUSTIOLA, STICCIANO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

Proprio all'ingresso del paese si trova la chiesa dedicata a Santa Mustiola, di cui si hanno notizie già dal XII secolo. E' una chiesa romanica conservata nel suo impianto originale, se si escludono alcuni interventi successivi dovuti allo smottamento del terreno circostante, come, ad esempio, la facciata rialzata. La tecnica muraria è molto regolare, in blocchi squadrati di arenaria. Sulla facciata si apre il portale con architrave, riadattato probabilmente da un altro edificio e decorato con un motivo geometrico e dentelli, una croce astile al centro, un fiore schematico e due aquile. Sopra il portale , subito sotto il tetto, due monofore ad arco tondo. L'abside, visibile nella parte posteriore dell'edificio, presenta nel coronamento uno schema decorativo ad archetti pensili, poggianti su mensole a forma di testine umane o di animali. Nell'abside un blocco di arenaria porta un'iscrizione con la data 1259, che se riferita alla costruzione dell'edificio, potrebbe dimostrare un attardamento notevolissimo degli schemi romanici in quest'area. Non si può però escludere del tutto che la data indichi solo un rifacimento parziale. Nel fianco sinistro, ad alcuni metri dal suolo, si apre un portale sormontato da un arco formato da conci di arenaria, poggiante su due mensole decorate a motivi vegetali. Sul fianco destro è appoggiata la cella campanaria a pianta quadrata.Le funzioni religiose sono affidate al parroco di Sticciano Scalo, don Vittorio Burattini.L'Annuario Diocesano 1995 reca per questa pieve la dedica alla SS. Concezione.

CAPPELLA PRIVATA DI SANT'ANNA TENUTA LA PESCAIA, STICCIANO SCALO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

La chiesa si torva all'interno della tenuta la Pescaia, sulla strada statale Senese-Aretina, in prossimità di Sticciano Scalo.Cappella a pianta rettangolare con copertura a capanna, ha il fronte preceduto da un ampio portico ribassato rispetto alla chiesa e un semplice portale con ai lati due piccole finestre. E' priva di campanile, che si trova collocato in altro edificio. Il complesso è completamente intonacato.L'interno contiene lapidi alla memoria degli antenati della famiglia dei conti Tolomei. Sul pavimento sono collocate lapidi pertinenti a sepolture di componenti la stessa famiglia.Sopra l'altare si conserva un quadro dove sono rappresentati S. Bartolomeo e Sant'Anna.Le date più antiche sono scolpite in due lapidi contenute all'interno: una sul pavimento relativa alla sepoltura del conte Mario (XIV Agosto MDCCCLXXXV) e l'altra affissa alla parete laterale sinistra, dedicata alla memoria di Paolina De Richter Lieske (XXVI Marzo MDCCCLXXIX). Secondo notizie fornitemi dal conte Claudio Tolomei (che ringrazio per la disponibilità e la squisita cortesia), è probabile che la data di costruzione della cappella sia da collocare alla metà del secolo scorso. Le funzioni religiose sono officiate dal parroco di Sticciano Scalo, don Vittorio Burattini.La più antica chiesa dedicata a S. Bertoldo, presso la tenuta, è stata completamente ristrutturata e non lascia intravedere nulla degli elementi originari.

CHIESA DI SANTA CATERINA, STICCIANO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

In un edificio, situato in via Cappucciani n. 21, costruito in pietra a forma rettangolare, è localizzata la chiesa di Santa Caterina, risalente al XVII secolo. Un pozzo detto ancora "di Santa Caterina", addossato al fabbricato, ricorda la titolazione dell'edificio, che attualmente non presenta più nessuna caratteristica che ricordi la sua funzione originaria ed è usato come abitazione privata. La tipologia della costruzione risulta illeggibile, perché la struttura è completamente intonacata e presenta un evidente stato di degrado.

CHIESA CONFRATERNITA SACRO CUORE DI GESU', STICCIANO

(a cura di Osvaldo Barbetti)

Nelle vicinanze della pieve di Santa Mustiola, si trova la vecchia chiesa della Confraternita del Sacro Cuore di Ges, che fu sconsacrata per ospitare l'asilo infantile. L'edificio risale ai secoli XVI e XVII e conserva un piccolo oculo sulla facciata principale. La costruzione è in pietre abbastanza irregolari nelle pareti laterali, mentre la facciata è per la quasi totalità della superficie intonacata; la copertura è a capanna. L'interno ad aula rettangolare è in pessimo stato di conservazione. Anche questo edificio è attualmente di proprietà privata ed è destinato ad una funzione che non è più quella originaria: probabilmente diverrà un'abitazione per le vacanze. Sarebbe opportuno un restauro di ripristino e conservativo.

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