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La miniera cuprifera di Roccatederighi

I primi lavori di questa miniera risalgono al 1833 quando l'ing. Porte, abbandonata la miniera di Montecatini che fu venduta per 35.000 lire, creò la Società detta l'Industria Minerale  per scavare quella  localizzata poco fuori il castello di Roccatederighi. I primi lavori di Porte non ebbero grande successo. Poi furono create due Società: quella di Poggio Alto, che scavò la parte superiore del giacimento, e quella del Fossato, che scavò la parte inferiore. Ambedue ebbero vita prospera e si fusero verso la metà del 1876 quando la Società di Poggio Alto acquistò l'altra miniera per formarne una sola.

La miniera del Fossato aveva una galleria di scolo che dal letto del fosso si dirigeva a Nord con una lunghezza di oltre un chilometro, dopo l'unione delle due miniere venne  prolungata per metterla in comunicazione coi lavori di Poggio Alto. Questo consentì di portar questa ad una maggiore profondità e di risparmiare una dispendiosa eduzione delle acque che veniva effettuata per mezzo di macchine a vapore. Questa galleria munita di binario, oltrechè per far fuoriuscire le acque serviva  anche per il trasporto dei minerali escavati, la parte meno ricca dei quali veniva trasportata nel vicino stabilimento dove subiva la frantumazione e la lavatura meccanica.

La forza motrice per questa operazione veniva fornita dall' acqua del fosso che azionava una turbina per circa 9 mesi dell'anno; nei tre mesi estivi supplivano alla mancanza di acqua con una macchina a vapore della forza di sei cavalli. Per mezzo di questa galleria fu esplorata una buona parte del giacimento compreso nella concessione del Fossato e furon fatte altresì alcune ricerche inferiormente alla galleria di scolo dalle quali fu constatata la continuazione del minerali in profondità.

Due pozzi, il Sant' Angelo e il Deodato, aventi circa 100 metri di profondità andavano dalla superficie ad incontrare la galleria. I lavori di Poggio Alto consistevano principalmente da una discenderia maestra, denominata Emilia che partiva  nel letto del fosso Pisciolino ed entrava nel monte che lo fiancheggia ad Est con una inclinazione di 40°, seguendo il contatto del gabbro colla steatite. Tramite questa venivano estratti i vagoncini di minerale. A circa 40 metri di profondità si diramava il primo piano dei lavori, costituito da una galleria in direzione che andava raggiungere il pozzo Gastone a Nord e  altre minori escavazioni. Alla bocca di questo pozzo situato a 40 metri sopra l' ingresso della discenderia era installato un maneggio di cavalli che serviva per  l'estrazione di una parte dei materiali e delle acque. Circa 15 metri sotto il primo piano si trovava un mezzanino costituito da una galleria nel letto della vena del minerale, dalla quale si staccavano diversi fornelli di collegamento con il piano superiore. Questi lavori consentirono di escavare una considerevole quantità di minerale.

Il piano più basso si trovava a circa 107 metri di profondità e consisteva di una galleria che riuniva il fondo del pozzo e quello della discenderia. Il minerale estratto dalla miniera si divideva in tre categorie principali: calcopirite, erubescite e terre ramate. I primi due minerali  dopo una cernita a mano venivano sminuzzati con martello, mentre le terre ramate ed il minerale più povero venivano trattati nella laveria. I lavori continuarono fino al 1882 ed erano ancora attivi sul filone mineralizzato quando la miniera fu inondata fino al livello della galleria di scolo Bianca.

I lavori di questa miniera furono grandiosi: al Poggio Alto fu attivo il Pozzo Castone e la Discenderia Emilia. Al Fossato esisteva  il Pozzo Deodato, profondo 100 metri, il Pozzo Sant'Angelo, profondo 100 metri, ed il Pozzo Francesco. Vari livelli di gallerie furono aperti nel filone, di cui le principali da ricordare sono la Marzia, Luisa, Guglielma, Nourit, Bianca e Speranza.

La grande galleria di scolo detta Bianca, lunga 1200 metri, come detto, serviva all'eduzione delle acque che erano abbondanti.  All'esterno fu in funzione una laveria per l'arricchimento dei minerali.

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