La storia
Citato per la prima volta nel 1075 (oppure 1076), faceva parte, al tempo
degli Aldobrandeschi, delle numerose rocche che questi possedevano nella
Maremma. Divisa la nobile casata, verso la metà del Duecento, tra
i filoguelfi dei conti di Sovana-Pitigliano e filoghibellini dei conti di
Santa Fiora, il castello rimase sotto il controllo dei primi, ospitando
anche un esercito fiorentino a difesa della postazione anti-imperiale. Assediato
e distrutto dai senese ghibellini nel 1260, con la successiva vittoria dello
schieramento guelfo il castello fu ricostruito e ripopolato sotto il dominio
aldobrandesco di ramo sovanese. Ma alla fine del secolo la signoria dei
conti di Sovana-Pitigliano, per cause ancora poco note, cedette il passo
a quella dei Pannocchieschi, esponenti guelfi che possedevano numerosi territori
nella parte nord occidentale della Contea. Coinvolto durante i primi decenni
del XIV secolo nello scontro che oppose Nello Pannocchieschi al comune di
Massa e poi usurpato dal genero, Bindino da Sticciano della famiglia dei
Cappucciani, nel 1328 Montemassi subì un nuovo assedio e la conquista
da parte dell'esercito del comune di Siena, guidato da Guido Riccio da Fogliano,
attraverso un'imponente operazione bellica ricordata nel celebre affresco
del Palazzo Pubblico cittadino. Ceduto in signoria ai nobili senesi Salimbeni,
fu di nuovo assaltato dai senesi (1374) quando i Salimbeni armarono un esercito
contro la stessa Siena. Venduto per far fronte alle spese militari contro
Firenze a Cristofano di Mino Verdelli, tornò alla fine a Siena, che
non lo mantenne in efficienza, nonostante un tentativo di recupero (1449),
mandandolo in rovina. La situazione non migliorò neppure con il passaggio
dello Stato senese sotto il controllo dei Medici; ormai, sotto il Granducato
di Toscana, divenuto feudo, Montemassi aveva perduto quell'importanza strategica
che ne aveva fatto teatro di furibondi scontri. Ormai il castello, sostanzialmente
abbandonato, era ridotto a cava di materiali da costruzione: Gherardini
parla nel 1676 di "vestigie della fortissima rocca che dominava tutta
la terra, ma presentemente tutta diroccata".
[Stati reali e ricostruzioni virtuali a cura della ditta DIM di Firenze, che ringraziamo]
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L'architettura
Il castello è senza dubbio l'emergenza più significativa dello
intero territorio comunale per la sua importanza di documento storico ma
anche per il valore intrinseco di architettura in stile gotico. E' costituito
da due corpi preminenti, di cui a nord è il cassero speronato con
numerose finestre feritoie, resti di una torre poligonale; la copertura
dei vani interni era probabilmente in legname, in quanto non si vedono tracce
di innesti di volte, mentre sono evidenti i vuoti che ospitavano le travature.
Assai interessante è anche la torre sud aperta da feritoie con resti
di volte in muratura, peducci ben lavorati.
Gli scavi
La rocca è stata oggetto di campagne di indagine archeologica durante
gli anni 1990-1994 e 2000; gli interventi di scavo della Rocca, effettuate
dal Dipartimento di Archeologia e Storia dell'Arte dell'Università
di Siena, sono finalizzati alla comprensione delle strutture murarie monumentali
che costituiscono un forte segno nel paesaggio e alle eventuali strutture
sepolte che potrebbero coordinarsi con le proposte del progetto del prossimo
restauro dell'intera area sommitale della Rocca e della sua sistemazione
paesaggistica..
Innanzitutto nell'area sommitale del castello tra le due torri è
stata rinvenuta una struttura, un grande edificio ad aula medievale, presumibilmente
una chiesa. Al suo esterno sono state rinvenute inumazioni umane che testimonierebbero
la presenza di un'area cimiteriale e a contatto con i muri della probabile
chiesa due tombe monumentali in muratura al cui interno sono stati ritrovati
resti umani. Questa scoperta, se confermata dalle prossime campagne di scavo,
dimostrerà la presenza di una chiesa più antica di quella
presente nel borgo di Montemassi, fatta costruire da Nello Pannocchieschi.
Inoltre il cantiere di Montemassi sta offrendo l'opportunità di confrontare
le acquisizioni delle indagini archeologiche e di quelle documentarie con
i risultati dell'analisi iconografica dell'affresco di Simone Martini. Dai
dati di scavo sono emersi cinque periodi storici, entro i quali si erano
riscontrate profonde trasformazioni nell'assetto castrense e dell'edilizia
monumentale, cioè dall'età contemporanea alla metà
del XVI secolo il primo, dalla metà del XVI secolo al 1392 il secondo,
dal 1392 al 1328 il terzo, dal 1328 al 1260 il quarto ed avanti il 1260
il quinto. Questa suddivisione in periodi è attualmente in fase di
ulteriore verifica (permessa dall'ampliamento dell'area scavata e dalla
maggior quantità di strutture murarie e depositi "orizzontali"
investigati e visibili), con un notevole affinamento delle caratteristiche
delle diverse fasi storiche già individuate. Si è confermata
la straordinaria ricchezza ed articolazione di attività costruttive,
di demolizioni e nuove costruzioni, che si era già intravista nelle
precedenti campagne e probabilmente da collegarsi alle vicende dei due assedi
ben conosciuti (1260 e 1328) sofferti dalla Rocca, anche se rimane ancora
da chiarire in molti dei suoi aspetti, il ruolo svolto dalla macchina da
assedio documentata nell'affresco, nel causare danni effettivi alle strutture
murarie. Anche i materiali mobili sono aumentati di numero, confermando
lo straordinario numero di reperti legati alle vicende belliche del sito,
e che sicuramente permetteranno, alla fine della fase di registrazione,
analisi ed interpretazione, una maggior articolazione delle vicende più
legate alle strutture materiali dell'abitare.
Il battifolle

Eretto a simbolo bellico della conquista di Montemassi del 1328 e celebrato
nel dipinto di Martini, il battifolle fu una fortificazione provvisoria
realizzata nell'arco di pochi giorni per condurre l'assedio, che riuscì
a mantenere una guarnigione senese anche durante il tentativo di difesa
del castello operato dai ghibellini di Castruccio Castracani. Al suo interno
vi era un trabucco, ovvero una grossa catapulta utilizzata per il lancio
dei proiettili contro le mura del castello. Dei proiettili si hanno ancor
oggi testimonianza presso alcune abitazioni del borgo: riconoscibili per
la curiosa forma "a botticella", sono pesanti circa mezzo quintale
e appaiono oggetti veramente temibili se li immaginiamo scagliati sopra
le teste degli assediati.
Per ulteriori informazioni, consulta il libro Archeologia a Montemassi.
Un castello fra storia e storia dell'arte, a cura di Silvia Guideri e Roberto
Parenti, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2000
Convegno "La Rocca di Montemassi", Siena, 8 maggio 2003