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Itinerario 1 - Montemassi al tempo di Guidoriccio
Il percorso prende avvio dall’altura del “Battifolle”,
struttura dal cui interno l’esercito senese condusse l’assedio
del 1328, rappresentata nel celebre affresco di Simone Martini, la cui paternità
e datazione sono oggi comunque al centro di roventi polemiche.
Sulla collina oggi si riesce a malapena ad immaginare la collocazione dell’enorme
macchina d’assedio, poiché lo steso governo senese ne decretò
la demolizione per evitare che cadesse nelle mani dei suoi nemici: la sommità
dell’altura, vagamente pianeggiante, appare limitata su tre lati da
una ripida scarpata che a tratti lascia intravedere qualche brano dei muretti
di terrazzamento.
Per la visita a Montemassi si prosegue alla volta del borgo. Dal parcheggio
ubicato sotto la rocca si sale per una strada sino ad un gruppo di case
che costituivano in antico il limite settentrionale della cinta del borgo.
Giunti alla fine della salita si notano sulla destra i resti della cinta
muraria medievale, tra i quali si riconosce il basamento di una piccola
torre rettangolare, che costituisce una delle poche strutture sopravvissute
alle distruzioni del 1260 decretate dal governo ghibellino di Siena. Lasciata
la strada, si sale per un sentiero ricavato nella viva roccia che conduce
al ciglio della rupe; da questo punto di vista decisamente privilegiato,
si gode verso il basso di una veduta che abbraccia le casupole del borgo,
i cui tetti in cotto degradano verso la splendida campagna sottostante.
Tornando sui propri passi, si imboccano sulla destra le stradine lastricate
che conducono verso il centro storico. Scendendo così verso il borgo,
si notano disposti ai margini del viottolo i pesanti proiettili di pietra
calcarea che si ritrovano in gran numero tra le case del paese, accantonate
in un angolo o disposte ordinatamente presso le abitazioni.
La via conduce all’attuale parrocchiale di S. Andrea, posta sulle
pendici meridionali dell’altura e collocata in corrispondenza del
principale asse viario del borgo meridionale del castello. L’edificio
religioso, fortemente rimaneggiato, presenta fasi costruttive trecentesche
-riconducibili su base documentaria all’iniziativa di Nello di Inghiramo
Pannocchieschi- e conserva al suo interno una interessante campana bronzea
degli anni immediatamente successivi alla conquista senese.
Attraversato il borgo e scesi sino ad oltrepassarne le mura in corrispondenza
di una porta in pietra ben conservata, si volta verso destra e si risale
fino al piazzale da cui è inziata la visita, mentre al di sopra incombe,
sempre presente, la rocca eretta rupe verdastra.
Itinerario 2 - La comunità e i culti tradizionali
Ripercorrendo i luoghi di culto tradizionali è possibile rintracciare,
attraverso le testimonianze materiali, le trasformazioni della sensibilità
religiosa della comunità di Montemassi. Sino dal secolo XI la storia
del villaggio è intrinsecamente connessa a quella della chiesa di
S.Andrea, che venne edificata per iniziativa degli Aldobrandeschi, signori
del castello. L'intento dei fondatori era quello di promuovere lo sviluppo
di una chiesa parrocchiale a discapito dell'antica chiesa battesimale di
Caminino, posta nella vicina campagna. Secondo una radicata tradizione,
il fulcro religioso del territorio di Montemassi era rappresentato da quest'ultima
chiesa intitolata a S.Genziano, dove tra l'altro, i fedeli venivano battezzati
e ricevevano una cristiana sepoltura. Nell'arco di un paio di secoli l'azione
dei conti Aldobrandeschi fu in grado di scardinare queste antiche usanze
a vantaggio della chiesa di Montemassi. Il culto ancor vivo di san Feriolo
rappresenta la massima espressione delle resistenze opposte dalla popolazione
a questo processo di trasferimento: la figura del martire, infatti, è
rimasta strettamente legata alla fonte d'acqua posta presso la chiesa di
Caminino, meta anche oggi delle processioni provenienti da paesi vicini
e lontani.
In età moderna accanto al culto di Feriolo, rinvigorito ad opera
di figure eremitiche, si svilupparono forme di religiosità più
comuni, che determinarono anche la costruzione di nuovi edifici religiosi,
come la chiesa della compagnia di S.Sebastiano e la chiesa della Madonna
delle Grazie, che per motivi diversi erano molto care alle popolazioni afflitte
da malaria e pestilenze.
L'itinerario prende avvio dalla chiesa della Madonna delle Grazie, edificio
dalle forme tipicamente moderne dell'oratorio a pianta quadrata, con facciata
caratterizzata da un semplice portale affiancato da finestre e sovrastato
da un piccolo oculo. La cappella è circondata su tre lati da un tozzo
porticato ad archi sorretto da robusti pilastri in laterizio, la cui costruzione
non sembra anteriore al XVII secolo. Alla cura della cappella provvedevano
le fanciulle del paese e la popolazione vi si recava a venerare un dipinto
su tavola della Madonna.
Probabilmente l'oratorio occupò il sito ove sorgeva nel Trecento
una cappella dedicata alla Vergine, che era stata eretta ai piedi dell'altura
ove era stato edificato il battifolle del 1328 e che, secondo una tradizione
locale ancora viva, era sorta proprio a metà strada tra la rocca
di Montemassi e l'accampamento senese, vale a dire nel luogo in cui sarebbe
stata concordata la cessazione delle ostilità, come ex voto per la
pace riconquistata.
Percorrendo via del Capezzolo si entra all'interno delle mura del borgo
e si giunge in piazza della Chiesa, da dove si risale un vicolo posto sulla
sinistra che conduce alla chiesa di S. Sebastiano. Si tratta di un edificio
religioso realizzato attorno al 1590 per iniziativa di una compagnia laicale,
i cui confratelli vestivano nelle occasioni rituali una cappa di sacco di
colore bianco. Successivamente l'edificio venne trasformato in stanza mortuaria,
nell'Ottocento venne riconsacrato e poi di nuovo sconsacrato per divenire
sede della Società Operaia.
Tornati sui propri passi, sulla piazza della Chiesa si affaccia la parrocchiale
di S.Andrea. La prima notizia di questo ente religioso risale al secolo
XI, quando era intitolata a S. Maria, S. Andrea apostolo e S. Genziano.
Non conosciamo l'ubicazione orginaria dell'ente, che per un certo periodo
occupò il pianoro sommitale della rocca di Montemassi, ma siamo a
conoscenza di una sua ricostruzione nel sito attuale attorno ai primi anni
del Trecento, per iniziativa di Nello Pannocchieschi. Come detto, attualmente
la chiesa appare fortemente rimaneggiata, soprattutto nella facciata, frutto
dell'accostamento di elementi decorativi eterogenei. La chiesa trecentesca
aveva un impianto ad aula, sui cui fianchi in età moderna furono
aperte le cappelle laterali, in origine dedicate a San Feriolo e a San Sebastiano.
Il campanile risale al 1762, come ricorda una lapide, mentre la copertura
dell'edificio venne realizzata tra il 1839 e il 1845.
Ultimata la visita, si risale alla volta della rocca per fare ritorno al
punto di partenza dell'itinerario.
Itinerario 3 - La vita quotidiana
La vita quotidiana del borgo ha lasciato testimonianze umili e concrete,
pertinenti soprattutto alle epoche più recenti poiché, nel
corso dell'Ottocento e del Novecento, Montemassi ha subito profonde trasformazioni.
Dopo la fioritura medievale dell'abitato, la popolazione di Montemassi venne
afflitta da diverse crisi epidemiche, tanto che alla metà del Quattrocento
si lamentava che "continuamente la state vi so' grandissime infirmitate
di male aria et maremmane".
Sino alle soglie della rivoluzione industriale la scarsa popolazione rimase
concentrata nel paese, dedicandosi al lavoro stagionale nei latifondi della
pianura e all'allevamento brado di maiali, capre e bufali, mentre solo dal
Settecento venne introdotta la mezzadria con la creazione di poderi nelle
campagne. Un ulteriore e più profondo mutamento nella società
locale si determinò con l'apertura delle miniere di carbone di Ribolla,
a circa quattro chilometri da Montemassi. Verso la fine dell'Ottocento la
scoperta dei giacimenti di lignite fu accompagnata dalla realizzazione di
una ferrovia per il trasporto del carbone e si verificò soprattutto
in periodo bellico un forte sviluppo delle attività estrattive. Montemassi
si trasformò, così, in un centro prevalentemente operaio sino
alla crisi delle miniere, avviata nel 1948 e precipitata nel 1954, quando
Ribolla fu teatro di una gravissima sciagura mineraria, nella quale l'esplosione
del grisou provocò la morte di 43 persone.
Da piazza della Madonna si risale sino ad un gruppo di case che costituivano
l'antico limite settentrionale della cinta del borgo. Il primo edificio
posto sulla sinistra presenta una curiosa terminazione semicircolare, determinata
dalla presenza di una torre cilindrica inserita nella cinta difensiva. Al
suo interno aveva sede un frantoio, che conserva i resti di antichi impianti
molitori: si tratta di una delle tre "oliviere" presenti a Montemassi
alla metà del XVII secolo, appartenenti rispettivamente al marchese
Malaspina, al marchese Bichi ed al comune rurale.
Dall'antico frantoio si discende per le viuzze del paese sino a giungere
ad una terrazza posta all'estremità meridionale del borgo: in un
orizzonte che spazia sino al mare si può ammirare uno splendido panorama
sulle campagne sottostanti, punteggiate da olivi e bordate da boschetti
di sughere e di cerri.
La discesa prosegue attraverso le stradine recentemente pavimentate utilizzando
la pietra vulcanica locale; si tratta di vie particolarmente anguste e scoscese,
che colpirono anche l'immaginazione degli antichi visitatori, secondo i
quali " le strade hanno piuttosto forma di tragetti, essendo corte
e anguste". Si passeggia tra case costruite facendo largo uso dei materiali
locali e, spesso, delle pietre squadrate provenienti dalle fortificazioni
medievali.
Prendendo per uno dei vicoli giungiamo al forno per il pane, sormontato
da un arco acuto ancora annerito dal fumo; risaliamo poi alla chiesa di
S.Andrea, di fronte alla quale si apre la principale piazza del paese. Qui
per la festività del santo si teneva una fiera, animata da "merci
di tutti i generi ed affluenza considerabile di popolo dai vicini paesi".
Durante il resto dell'anno la piazza costituiva il luogo d'incontro della
comunità, i cui abitanti vi si radunavano anche per attingere acqua
dalla sottostante cisterna pubblica. Lasciata la parrocchiale alle nostre
spalle si giunge a piazza Salotto, dove recenti lavori hanno portato alla
luce una cisterna minore, e si sale una piccola rampa, oltrepassando un
arco realizzato in corrispondenza della cinta fortificata, per osservare
a sinistra il grande palazzo dei marchesi Malaspina, feudatari di Montemassi.
Nel 1632, infatti, il governo mediceo concesse il centro a Giovanni Cristofano
Malaspina che stabilì la propria residenza nobiliare non sulla rocca,
come i suoi predecessori, ma all'interno del tessuto urbanistico del borgo,
presso l'estremità occidentale, in modo che il palazzo fosse accessibile
sia dall'interno delle mura che dall'esterno.
Il percorso prosegue sino al punto di partenza per via del Capezzolo, attraverso
la borgata sorta tra Ottocento e Novecento per ospitare i minatori di Ribolla.